Nutrition

Da bistecca a 120g/ora: la nutrizione nel ciclismo

Dal Tour de France a base di bistecca ai 120g/hr di carboidrati: come il ciclismo ha riscritto la scienza dell'alimentazione sportiva per tutti gli atleti.

Cyclist reaching for an energy gel from back pocket mid-ride, with blurred peloton stretching into the distance.

Bistecca e grappa: come si mangiava in corsa un secolo fa

Nelle prime edizioni del Tour de France, i corridori affrontavano tappe di oltre 400 chilometri con una borraccia di vino, qualche fetta di pane e, nei casi più fortunati, una bistecca consumata a metà gara in una locanda di paese. Non era folklore. Era il piano nutrizionale ufficiale.

L'idea di fondo era semplice quanto errata: il corpo funziona come un motore a carbone, quindi bisogna alimentarlo con cibo "robusto". Alcol, grassi animali e carboidrati complessi venivano mescolati senza alcuna logica metabolica. Nessuno sapeva cosa fosse il glicogeno, nessuno aveva mai sentito parlare di soglia di esaurimento. I corridori si fermavano, mangiavano quello che trovavano, e ripartivano. Quando le gambe cedevano, si dava la colpa alla stanchezza, non al carburante sbagliato.

Questo approccio è rimasto sostanzialmente invariato per decenni. Anche negli anni Sessanta e Settanta, l'alimentazione durante le gare era lasciata all'istinto del corridore o alle tradizioni del suo paese di origine. I ciclisti belgi giuravano sulle patate, quelli italiani preferivano il riso. La scienza era altrove, e lo sport di alto livello non sentiva ancora il bisogno di interpellarla.

La svolta degli anni Ottanta: quando il glicogeno è diventato la parola chiave

Tutto cambia quando la ricerca sul metabolismo energetico lascia i laboratori universitari e arriva nelle squadre sportive. Negli anni Ottanta, studi come quelli di David Costill e colleghi dimostrano in modo inequivocabile che la prestazione aerobica prolungata dipende dalla disponibilità di glicogeno muscolare ed epatico. Esaurirlo significa rallentare, cedere, "sbattere contro il muro".

La conseguenza pratica è immediata: se il glicogeno è il carburante principale, bisogna rifornirlo durante la gara. I carboidrati diventano il centro della nutrizione sportiva. Le prime bevande isotoniche compaiono sul mercato, le barrette energetiche sostituiscono i panini, e i dietisti sportivi iniziano a calcolare i grammi di carboidrati per chilogrammo di peso corporeo con la stessa precisione con cui gli ingegneri calcolano i consumi di un'auto da corsa.

Il ciclismo professionistico è il laboratorio ideale per testare queste teorie. Le tappe del Tour o del Giro durano cinque, sei, anche otto ore. Le richieste energetiche sono enormi e misurabili. Le squadre iniziano a strutturare i rifornimenti in modo sistematico, con musette preparate secondo protocolli specifici. È una rivoluzione silenziosa ma radicale: in vent'anni, si passa dalla bistecca alla maltodestrina.

120 grammi all'ora: la nuova frontiera del carburante in corsa

Oggi, i protocolli nutrizionali dei corridori d'élite sembrano fantascienza rispetto ai sandwich di metà gara di inizio Novecento. I migliori team WorldTour puntano a 120 grammi di carboidrati per ora durante le tappe più impegnative. Non è un numero casuale: è il risultato di anni di ricerca sui trasportatori intestinali e sulla capacità di assorbimento del tratto gastrointestinale.

Il punto chiave è l'uso di carboidrati a trasportatori multipli, tipicamente una combinazione di glucosio e fruttosio in rapporto 2:1. Il glucosio utilizza il trasportatore SGLT1 per attraversare la parete intestinale, il fruttosio usa GLUT5. Attivando due canali di assorbimento distinti, si riesce a processare una quantità di carboidrati che con il solo glucosio sarebbe impossibile: il limite fisiologico del glucosio da solo si attesta intorno ai 60 grammi all'ora, mentre le miscele a doppio trasportatore possono spingere fino a 120 grammi e oltre.

Questo approccio non è più esclusivo del ciclismo. Triatleti, ultrarunner, maratoneti d'élite e persino atleti di sport di squadra con fasi di gioco prolungate stanno adottando gli stessi principi. Il protocollo nato sulle strade del Tour sta diventando lo standard di riferimento per qualsiasi disciplina dove l'energia sostenuta nel tempo fa la differenza tra vincere e sopravvivere, tanto che oggi la nutrizione come quarta disciplina del triathlon è ormai un framework strutturato e riconosciuto.

L'intestino si allena: perché non puoi arrivare a 120g/hr dall'oggi al domani

C'è un aspetto che spesso viene ignorato quando si parla di questi numeri: lo stomaco e l'intestino sono organi allenabili. Arrivare a tollerare 120 grammi di carboidrati all'ora senza disturbi gastrointestinali richiede settimane, a volte mesi, di adattamento progressivo. Non è diverso dall'allenamento muscolare o cardiovascolare.

La capacità di svuotamento gastrico, l'efficienza dei trasportatori intestinali e la tolleranza ai liquidi in movimento si sviluppano con la pratica sistematica. I corridori professionisti iniziano la stagione con intake più bassi e li incrementano gradualmente durante gli allenamenti lunghi, simulando le condizioni di gara. Chi tenta di passare direttamente a dosaggi elevati senza un periodo di adattamento rischia crampi, nausea e prestazioni compromesse proprio nel momento peggiore.

Questo significa che la nutrizione sportiva avanzata non è solo una questione di prodotti giusti. È una capacità fisica da costruire con metodo. Se stai preparando una granfondo, una maratona o un triathlon, il tuo piano di allenamento dovrebbe includere sessioni dedicate esclusivamente a testare e sviluppare la tua tolleranza intestinale agli eventi di resistenza. Trattala come una qualità atletica, non come un dettaglio logistico dell'ultimo minuto.

Cosa puoi portarti a casa se non sei un pro

Non devi gareggiare al Tour per beneficiare di questi principi. La ricerca è chiara: per eventi che durano più di 90 minuti, l'uso di miscele a trasportatori multipli supera in modo significativo le prestazioni ottenibili con il solo glucosio, anche a dosaggi più conservativi come i 60-90 grammi all'ora adatti alla maggior parte degli atleti non professionisti.

Concretamente, questo vuol dire scegliere gel, bevande o barrette che riportino in etichetta sia glucosio (o maltodestrine) sia fruttosio, in rapporto indicativo di 2:1. Molti prodotti di fascia media disponibili in Italia si aggirano tra i 2 e i 4 euro a porzione. Non servono necessariamente le soluzioni più costose, ma serve leggere l'etichetta e capire cosa stai assumendo.

Ecco un riepilogo pratico per orientarti nei tuoi rifornimenti:

  • Sotto i 60 minuti: l'integrazione in corsa è marginale. Idratazione sufficiente e glicogeno pre-gara coprono il fabbisogno.
  • Tra 60 e 90 minuti: 30-60g/hr di carboidrati semplici sono sufficienti. Anche la fonte singola funziona bene a questi dosaggi.
  • Oltre i 90 minuti: punta a 60-90g/hr con miscele glucosio-fruttosio. Il doppio trasportatore fa la differenza sulla parte finale della prestazione.
  • Oltre le 3 ore: valuta di avvicinarti a 90g/hr se hai già sviluppato la tolleranza intestinale. Aggiungi sodio per supportare l'assorbimento dei fluidi.
  • Allenamento progressivo: pratica l'assunzione durante ogni uscita lunga, non solo in gara. Il tuo intestino ha bisogno di ripetizioni come i tuoi muscoli.

La storia della nutrizione nel ciclismo è la storia di uno sport che ha imparato a trattare il corpo come un sistema da ottimizzare, non da sopportare. Cent'anni fa si cenava in corsa. Oggi si calcolano i trasportatori intestinali. Il risultato non è solo per i professionisti: è una mappa che, adattata alle tue esigenze e ai tuoi obiettivi, puoi usare già nel prossimo allenamento lungo.